Lova: L’Ingegneria al servizio del Riso

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Se il lavoro in risaia fu legato per almeno mezzo secolo alla figura della mondina, quello che si definisce “meccanizzato” ha in Italia ed in Europa un punto di riferimento indissolubile con Sannazzaro grazie ad un marchio di prestigio assoluto: la “Lova”. Dapprima con un’attività artigianale altamente qualitativa nel campo delle macchine agricole in genere; poi con una sempre più finalizzata produzione di macchine per il riso sino ad ottenere un prestigioso riconoscimento dal mondo agricolo a livello internazionale. Insomma, una storia che parte dalla “gavetta” e che approda ai piani alti dell’ingegneria meccanica… La sua storia comincia nel 1934 in Via Erbognetta dove nasce il primo nucleo della ditta per macchine agricole con Angelo Lova (detto Giovanni), Valdes Amelotti e Rastaldi. Nel 1939, a seguito di una grave crisi di settore, due dei soci abbandonano l’attività mentre Angelo prosegue con l’aiuto dei suoi quattro figli Angelo, Francesco, Mario e Peppino. Nel contempo Amelotti apre un negozio di ferramenta; Rastaldi passa alla Viteria Sannazzarese dove sarà raggiunto da Beppe Ceraminati che pure imparò i segreti della meccanica con i fratelli Lova in via Erbognetta. Durante gli anni della guerra l’azienda (papà Lova, quattro figli e tre collaboratori) continua il suo cammino producendo riserie, trebbie fisse, essiccatoi ed anche turbine. Nel marzo 1947 viene siglato il preliminare per “Combinazione Sociale” tra Angelo Lova e Figli con Gilberto Brovelli, Antonio Violini e Giovanni Gatti. Nell’agosto 1947 nasce così l’attuale “Lova SpA”, presso l’ormai storica sede di Via Vigevano. Da tutti in paese fu chiamata “la Violini” perché in quel capannone industriale, nel corso della guerra, era “sfollata” la Società Violini, produttrice di alberi a gomito per motori aeronautici. Nel 1954 manca papà Angelo; le mietileghe e le trebbie rischiano la crisi perché dall’America cominciano ad arrivare le prime mietitrebbie concorrenti: le Massey-Harris. Ha così inizio una grande sfida che durerà mezzo secolo. In gergo tecnico-manageriale, si direbbe: “…dopo approfondite analisi di mercato, analisi di fattibilità e di redditività, si elabora un progetto con una mission ben determinata…”. Niente di tutto questo. Alla base di tutto ci sono solo quattro fratelli, quattro “bravi meccanici”, motivati dalla dura realtà post-bellica, impegnati a realizzare una grande impresa i cui frutti (dal mitico prototipo L110 del 1954 testato alla cascina Gonfalonieri, sino ai modelli storici Dominator del 1967 con trasmissione idrostatica, SM300 del 1981 con battitore assiale e la storica L2001, rimasta in produzione dal 1974 al 2001) rappresentano il trend di un successo targato-Sannazzaro. In tanti anni a “la Violini” si sono formate tante professionalità, prodotte tante mietitrebbie che hanno contribuito allo sviluppo economico di una terra vocàta al riso. Ed ora un invito che è speranza: davanti ad un buon piatto di riso, ci verrà forse da pensare che è stato trebbiato da una “Lova” e certo ci sembrerà ancor più nostrano. E se qualcuno capita in Lomellina di settembre, durante la raccolta, e vede nei campi un “macchinone” di color giallo-ocra e bianco muoversi tra l’oro del riso maturo, sappia che quella è una mietitrebbia con il cuore (pardòn, con il battitore) più grande del mondo, largo ben 2.001 millimetri.

3 Commenti

  1. Gianni Lova

    Vorrei spiegare l’origine del nome L 2001. Nel 1972 la larghezza della maggior parte delle mietitrebbie si aggirava attorno al metro (cioè 1000 millimetri). Una volta presa la decisione di realizzare una macchina con 2 metri di battitore, stimolati dal film di Stanley Kubrick “2001 Odissea nello Spazio”,uscito nel 1968, aggiungemmo 1 millimetro per lanciare il messaggio che si sarebbe trattato della macchina del futuro…e in qualche modo così andò.

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