Trent’Anni A “La Violini” – di Cesare Piumazzi

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Sono nato  il 22 settembre 1923 a Mezzana Bigli. A tredici anni ho cominciato a fare il falegname dal Ciuchin a la Mezzana fino all’età del militare. Dopo l’8 Settembre del ’43 ho vissuto l’esperienza di sfollato, come molti dei miei coetanei. Finita la guerra ho ripreso a fare il falegname da Longhi a Pieve del Cairo, e già lì giravo per le cascine a fare riparazioni di attrezzi agricoli. A 29 anni, consigliato da un mio compaesano “al rapid” che già lavorava lì, sono stato assunto alla ditta LOVA di Sannazzaro in qualità di operaio e falegname. Era Aprile del 1952 e ricordo ancora che il primo giorno era il Martedì di Pasqua e che “Peppino“, il più giovane dei quattro fratelli, era in viaggio di nozze. In ditta era mancato l’anno prima il papà Giovanni e la conduzione era passata ai quattro figli: Angelo per le vendite, Mario per gli Impianti, Cesco per la parte Tecnica e gestionale e il più giovane Peppino, proiettato sul futuro dell’azienda, perché dall’America  arrivavano già le prime Mietitrebbie Semoventi della Mac Kormic e della Massey Harris. All’inizio costruivo trebbie fisse per il riso ed essicatoi, che ai tempi erano tutte in legno. Poi ho cominciato con Mario, uno dei soci, a costruire Impianti di Riseria, a cominciare da quello di Ferrera Erbognone del Signor Castelli. Qui il lavoro era più interessante perché si lavorava quasi sempre in trasferta. In falegnameria invece lavoravano “Nelu Quattrini“e “L’orologio REVUE” (così chiamato per la puntualità alla ripresa pomeridiana quando le ruote della sua bici varcavano il passaggio a livello solo alle due in punto) e i paddi e i plansistas, costruiti in Pis Pais uscivano dalla fagnelameria della Violini che sembravano mobili da esposizione. E così sempre con Mario e l’apprendista “Rapid”abbiamo montato:
  • la riseria dei COLLARINI a Cascina Confaloniera, azionata dal Rudon
  • la riseria SEMPIO a Galliavola a bas a d’re la gogna
  • la riseria Fratelli COMOLLI a Pieve Albignola, rifatta una seconda volta perché andata distrutta da un incendio probabilmente doloso
  • la riseria ANSELMI a Cascina Morgarolo, azionata da una turbina GIANOLA, dove si andava a mangiare in cà dal fitavul e la so dona as fava di bei mangiaren.
  • la riseria ZELASCHI a Mede in piazza davanti al teatro. Il Dott. Zelaschi ci pagava lui il pranzo nel ristorante sotto i portici, che ci dovevamo cambiare tutti i mezdì. In cortile giocava una ragazzina bionda, che poi ho incontrato nel 2008 in occasione della inaugurazione della riseria stessa, trasferita al MUSEO DEL CONTADINO di Frascarolo.
  • la riseria PISTONE di Cascina Boffalora di Mede, che abbiamo rifatto di sana pianta con anche la supervisione del Sig. Felice.
  • la riseria BOCCA a Gambolò, dove in trattoria si mangiava male,tant’è che poi il Sig.Bocca ci faceva pranzare in casa con la serva che ci cambiava i piatti ad ogni portata.
  • la riseria FAVERGIOTTI di Dorno con Mulino annesso,dove avevamo un trattamento speciale perchè il proprietario era parente della moglie di Cesco
  • la riseria CASTELLI a Pieve del Cairo,dove il figlio “al Castiglin”voleva sempre metterci il naso. Ho rivisto recentemente, dopo l’alluvione del Po, questo impianto, che ha ancora le ruote in ferro con i denti in legno.
  • la riseria CARABELLI di Cascina dei Risi, l’ultima costruita di sana pianta e li siamo stati fortunati,perché a mezzogiorno andavamo a mangiare dal “Giut”.
  Sempre assieme a Mario, al Rapid e al “Singreen” (Orbelli) ci siamo occupati di rimodernare il Mulino SEMPIO a Mede, poi ceduto ai Fratelli NEGRI e il MULINO SAIWA di Valmadonna(Alessandria) e di costruire per la RISERIA ITALIA a Valle Lomellina il silos per il riso lavorato, dove c’è voluto un camion e rimorchio di legno fatto arrivare apposta dall’Austria. Durante il rimodernamento della riseria FUGAZZA di Sannazzaro ricordo che l’altro fratello Cescosi è rotta una gamba e che durante la convalescenza, quando non c’erano macchine, andavo a prenderlo a casa,vicino alla stazione,con la mia vespa, perché lui non poteva pedalare con la sua bicicletta. Ma la riseria che ricordo di più, anche se la più piccola, è quella di ROSARNO in CALABRIA. Di qui era originario un piladù di SEMPIO (la so dona hag piasiva no a sta chì) per cui hanno tentato la coltivazione del riso a ROSARNO, dove si poteva sfruttare un lago sulla Sila con invasi in cascata che sembrava di essere in Cina. Così dalla Lomellina sono state spedite per ferrovia una cassa d’amsur, una trebbiatrice e da ultimo “una riseria LOVA in miniatura”costruita su telai per facilitare trasporto e montaggio. Siamo partiti l’8 Dicembre e rientrati la Vigilia di Natale. Laggiù ci aspettava Piero Manoni “il piladù di Sempio” e devo dire che il lavoro è filato via abbastanza liscio. Abbiamo così scoperto che il riso era stato mietuto dalle donne, che però tante si erano tagliate anche le mani. Il riso era un Balilla formidabile che era stato fatto essiccare nell’aia. Io e Mario andavamo in albergo a dormire e a pranzo al ristorante dietro il Duomo, dove una signora di Reggio Emilia cucinava con meno peperoncino. Essendo periodo natalizio la banda di sera suonava in piazza e c’erano tutti i cartelli a taca i us. E c’erano tanti presepi viventi, perché più di una famiglia a gh’ava l’asu in ca a la not. Nel 1954 in ditta Lova si è cominciato a costruire le mietitrebbie e così gradualmente mi sono fermato in officina a lavorare non più il legno ma le lamiere. Andavo meno in trasferta, però ho un ricordo particolare presso la tenuta ZERBI di Pieve Albignola, che mentre io e “Aristide Capten” tribolavamo per far andare la mietitrebbia la morosa ad Genua dal fiò as filmava con la cinepresa. Nel Settembre 1983 ho compiuto 60 anni e sono andato in pensione anche se i Fratelli Lova avrebbero voluto che rimanessi ancora un po’. Mezzana Bigli, Dicembre 2008


3 Commenti

  1. anna robert zerbi

    Sono la “morosa di Zerbi di Genova”. Mi sono ricordata tutta la curiosità che allora avevo per un mondo che non conoscevo.Il 24 marzo 2012 io e Gianfranco abiamo festeggiato 50 anni di matrimonio: un amore durato nel tempo con tanta nostalgia però, non di Genova ma di quella campagna lomellina che mi ha conquistato e le persone semplici ma così ricche di quei valori che oggi non esistono più. Grazie per quello che mi avete dato e un caro saluto.

  2. We must have a meeting. Anch’io amo svisceratamente la Lomellina con le sue risaie.

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